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“L’origine del male”: la recensione di Gordiano Lupi

Pugi non si nasconde in mondi immaginari, ma affronta con decisione la realtà contemporanea che questa volta conduce il suo stile narrativo piano e diretto, da thriller ad alta tensione scritto per essere apprezzato da un vasto pubblico, a occuparsi di stalking.

Alessandro Pugi lo conosco bene per aver pubblicato come editore tre suoi ottimi romanzi – Il colore del cielo, Il tredicesimo zodiaco e La sottile linea del destino – che utilizzano gli strumenti della narrativa di genere per narrare problemi reali.

Pugi non si nasconde in mondi immaginari, ma affronta con decisione la realtà contemporanea che questa volta conduce il suo stile narrativo piano e diretto, da thriller ad alta tensione scritto per essere apprezzato da un vasto pubblico, a occuparsi di stalking. Violenza, orrore, femminicidi compiuti in uno scenario insolito dove il magistrato Elena Banti si trova a indagare, dopo il suo ritorno su un’isola immersa nel verde che tanti anni prima aveva abbandonato.

La location dove Pugi ambienta il romanzo è l’Isola d’Elba, celata sotto il nome Sant’Andrea per non inquinare una visione paradisiaca e tranquillizzante di un’oasi di pace del Mar Tirreno, ma le descrizioni la fotografano benissimo, senza finzioni di sorta. La parte dedicata alle descrizioni marine, alle montagne che degradano verso le onde, alle calette e scogliere che si aprono in faccia all’infinito, è un valore aggiunto e insolito in un thriller che a tratti ci riporta alle atmosfere cinematografiche de L’avventura di Antonioni.

Tutto il resto è thriller, uno stalker e la sua vittima, la paura, la tensione, l’angoscia, un incubo assurdo che trascina il lettore in una spirale di violenza. Il problema del magistrato incaricato sarà quello di dare una risposta a una domanda impossibile: Qual è l’origine del male? Il lettore lo scoprirà pagina dopo pagina, ma ne avrà certezza soltanto poco prima della parola fine.
Gordiano Lupi

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